Nur Archeo Festival site specific

Nur Archeo Festival site specific è il nuovo cartellone che la compagnia cagliaritana Il crogiuolo, propone dal 14 settembre all’11 ottobre 2025. Uno sguardo tutto incentrato sulla produzione, al debutto infatti tre nuovi lavori creati in site specific nelle aree archeologiche di Villanovaforru e Villagrande Strisaili. Tornare nei luoghi in cui il festival è nato e si è sviluppato per viverli creativamente appieno ed ideare dei percorsi di lettura degli spazi in base alla loro storia è l’obiettivo che il festival si propone in questa sezione di fine estate. Non mancano, comunque anche in questo caso le importanti ospitalità nazionali da Isabella Carloni, al Teatro delle Ariette, alla compagnia Ludovica Rambelli Teatro, tutte proposte in prima assoluta regionale. 

Si comincia domani 14 settembre 2025 nel Comune di Villanovaforru, nel villaggio nuragico di Pinn’e Maiolu, dove alle 12debutterà lo spettacolo “Danza le stelle” un omaggio a Sergio Atzeni con Manuela Ragusa, Alessandro Redegoso ed i danzatori Luca Mameli, Martina Spiga e Lorenzo Gallo.

<<Chiamavamo noi stessi s’ard, che nell’antica lingua significa danzatori delle stelle…. Non lasciavamo altre tracce che i nuraghe, le navi di bronzo di Urel di Mu ei piccoli uomini cornuti, guardiani dell’isola, che molti fecero imitando Mir. Nessuno sapeva leggere e scrivere. Passavamo sulla terra leggera come acqua.>>
Sono le parole di Sergio Atzeni tratte da “Passavamo sulla terra leggeri” ad ispirare e muovere questo lavoro itinerante fatto di quadri dove il canto fa da guida alla narrazione di un tempo che parla del legame tra i Nuragici e le Stelle. La danza con i suoi movimenti curati da Senio Giovanni Barbaro Dattena ci conduce a ritrovare la porta verso le stelle che le antiche popolazioni Sarde hanno lasciato aperta migliaia di anni fa. Una storia scritta nei simboli e nei rituali dove il cielo e la terra sono dei libri aperti che ci raccontano il passato e si fondono con l’uomo. Un simbolo nasconde e narra molte più cose che mille libri di storia.

 

La sera ore 19, in prima regionale “Il silenzio delle sirene” di e con Isabella Carloni, una produzione rovine circolari. La performance è frutto di una ricerca artistico-performativo intorno alle suggestioni di un enigmatico racconto di Kafka, dedicato alle Sirene. Nel racconto il geniale autore praghese ipotizza che l’arma più pericolosa delle mitiche figure marine non sia stata il canto, ma il loro silenzio. È proprio con il loro tacere, ci suggerisce Kafka, che esse parlano all’eroe Ulisse di un sapere potente, che va oltre la parola, anche quella del canto: è la dimensione misteriosa e divina da cui l’umano sembra essersi allontanato per sempre per inseguire un progresso e una conoscenza che non accetta limiti. L’intuizione kafkiana sembra alludere a un ridimensionamento della fiducia nel pensiero della tradizione occidentale, per mostrare le prime crepe dell’illuminismo. Il racconto evoca infatti una dimensione antica, misteriosa del sapere, che Ulisse, eroe della conoscenza per antonomasia, sembra avere ormai completamente perduta. Proprio attorno a quel nucleo misterioso si sviluppa la performance Il silenzio delle sirene, per indagare dentro quel silenzio, negli intervalli tra la parola e il canto e lasciar affiorare quella sapienza che abita ancora oggi attorno alla presenza vocale, alla lingua analogica della poesia, ai ritmi del verso. Un sasso lanciato oltre lo struggimento di un mondo scomparso, alla ricerca di un dialogo perduto con l’acqua, con l’aria, di un nuovo rito sonoro che risvegli la nostra percezione disattenta e distratta da tanta sollecitazione visiva. La performance celebra così non solo il mito potente delle sirene – gli uccelli marini che la paura ha trasformato in mostri – ma anche la necessità dell’esperienza estetica e creativa, come esperienza dei corpi e il ruolo dell’arte come un sapere diverso, profondo e giocoso, in cui la comunità può ritrovarsi, dimensione imprescindibile dell’umano nel suo legame con il mondo più vasto che lo accoglie. La performance fa parte del progetto Humanity – l’umano visto dal non umano prodotto da Rovine Circolari.

Il 15 settembre, ancora un doppio appuntamento sempre nell’area archeologica di Pinn’e Maiolu,  alle 18.30 debutto per L’acqua che danza, con Manuela Ragusa, Gisella Vacca canto e recitazione e la danza di Lorenzo Maria Gallo, curata per Asmed da Senio Dattena.
Un viaggio che ci conduce alla scoperta della sacralità dell’acqua in Sardegna. Acqua, venerata ma anche temuta, vita e morte che intrecciano il loro percorso, che muta nei secoli: Mania, la dea ctonia della terra, e allo stesso tempo del cielo: la Grande Madre, la Dione greca, divinità dell’acqua e del cielo luminoso, identificabile anche con Nyx, la luna, e Afrodite Urania o Astrea. Lo scontro con il maschile, i boschi tagliati, l’origine della speculazione, da Grazia Deledda all’oggi.

Alle 20 il teatro delle Ariette, gruppo storico ed eroico di teatranti e contadini che fondano nella concretezza materiale dell’esperienza e delle tradizioni, sarà protagonista di ‘Noi siamo minestrone’, percorso dedicato a soli 40 spettatori.

Lo spettacolo, di Paola Berselli e Stefano Pasquini, vede in scena gli stessi autori e registi. In uno spazio quadrato, al centro su tavoli bassi, ci sono due pentole e tutto il necessario per fare il minestrone. Attorno, attori e spettatori, seduti sulle sedie. Più che uno spettacolo meglio pensarlo come un incontro, un pezzo di tempo, un’ora di tempo vissuta poeticamente cercando quello che c’è prima delle parole e quello che resta dopo che sono state pronunciate e dimenticate. Un pezzo di vita per tutte le cose da raccontare, sull’amore, sul teatro, sulla forza delle piante e l’energia degli animali, su come sarebbe facile, in fondo, essere felici. In un tempo di guerre, uno spettacolo per raccontare l’amore. Uno spettacolo per ritrovare il senso e il piacere del gioco. Uno spettacolo per immaginare il presente.

Il 23 settembre ci si sposta a Villagrande Strisaili  nell’area archeologica di Sa Cardaredda per incontrare le Janas, nella nuova produzione de Il crogiuolo, “Il cibo delle Janas” viaggio immaginario nei miti e nelle leggende della Sardegna, alla scoperta di cibi ed erbe. Allo spettacolo si associa la consultazione del libro dedicato allo stesso tema delle edizioni Abbà (La cucina delle janas. Erbe e magia nella cucina sarda, di Roberta Deiana). Le Janas sono creature minute e misteriose; «piccole fate che durante la giornata stanno nelle loro case di roccia a tesser stoffe d’oro in telai d’oro», come scrive Grazia Deledda. Alle Janas, conoscitrici dei segreti della terra, è dedicato questo lavoro, che fonde narrazione e cucina facendo riscoprire un ingrediente fondamentale e spesso trascurato della cucina sarda tradizionale: le erbe selvatiche. Il cast è composto da Manuela Ragusa, Gisella Vacca, Rita Atzeri e dai danzatori Luca Mameli, Martina Spiga e Lorenzo Gallo, sempre coadiuvati da Senio Dattena.

 

 

Alle 19 il testimone passa ad Atir Teatro con Arianna Scommegna e il suo “La Molli. Divertimento alle spalle di Joyce” di Gabriele Vacis e Arianna Scommegna | regia di Gabriele Vacis | con Arianna Scommegna | produzione ATIR
Sono confidenze sussurrate, confessioni bisbigliate quelle della Molli. Il monologo di Molly Bloom che conclude l’Ulisse di Joyce dal quale Gabriele Vacis – che ne è anche regista – e Arianna Scommegna prendono le mosse, del quale colgono le suggestioni e con il quale continuano a dialogare per tutto lo spettacolo, calando il personaggio in una quotidianità dalle sonorità milanesi e traslando il testo in una trama di riferimenti culturali, storie e canzoni, che hanno il sapore del nostro tempo. Arianna Scommegna è sola sul palcoscenico, seduta al centro della scena; il suo monologo intenso, irrefrenabile, senza punteggiatura, senza fiato, è stretto tra una sedia, un bicchiere poggiato a terra e una manciata di fazzoletti ad assorbire i liquidi tutti, sacri e profani, di un vita di solitudine e insoddisfazione, come una partitura incompiuta. Il fiume di parole è lo stesso flusso di coscienza del personaggio di Joyce che riempie una notte insonne di pensieri e bugie, mentre aspetta il ritorno a casa del marito, Leopold, come la Molli aspetta Poldi. L’attrice, in bilico tra il romanzo e la vita, ripercorre la propria esistenza di poco amore, infinite attese, occasioni mancate, dal primo bacio a un rosario di amanti da sgranare per mettere a tacere il vuoto, dal dolore di un figlio perduto fino a un finale ‘sì’ pronunciato comunque in favore della vita, dell’amore da una donna mai piegata alla rassegnazione. Le note dolenti si stemperano sempre nell’ironia e in una levità che tutto salva; il testo gioca sempre, costantemente, con il doppio registro denunciato fin dal sottotitolo, Divertimento alle spalle di Joyce. Frammenti di vita raccontati in modo ora scanzonato ora disperato, storie di carne e sangue, vita che scorre come lacrime, che si strozza in un grido o si scioglie in una risata.

Per l’appuntamento conclusivo l’11 ottobre 2025, ci spostiamo a Cagliari, sarà l’occasione di una tavola rotonda sul tema combattuto “Eventi artistici in area archeologica, valorizzazione o possibile danneggiamento?” (titolo provvisorio), alle 21 andrà invece in scena Ludovica Rambelli Teatro  

Con LA CONVERSIONE DI UN CAVALLO. TABLEAUX VIVANTS DA CARAVAGGIO, regia Ludovica Rambelli aiuto regia e direttrice artistica Dora De Maio in scena Andrea Fersula, Elena Fattorusso, Maria Giovanna La Greca, Rocco Giordano, Chiara Kija, Fiorenzo Madonna, Alessio Sica, Antonio Stoccuto.

Costruito con la tecnica dei tableaux vivants La Conversione di un Cavallo è un lavoro di estrema semplicità e insieme di grande impatto emotivo: sotto gli occhi degli spettatori si compongono 23 tele di Caravaggio realizzate con i corpi degli attori e l’ausilio di oggetti di uso comune e stoffe drappeggiate. Un solo taglio di luce illumina la scena come riquadrata in una immaginaria cornice, i cambi sono tutti a vista, ritmicamente scanditi dalle musiche di Mozart, Bach, Vivaldi, Sibelius.

Il luogo di rappresentazione verrà svelato in prossimità dell’evento, stiamo valutando diverse possibilità.

Il crogiuolo
Casa Saddi
, Pirri

Per informazioni: tel. 334 8821892

info@ilcrogiuolo.eu
ilcrogiuolo@gmail.com

Direzione artistica Rita Atzeri

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