Nur archeo festival site specific
Il nurarcheofestival non finisce, dopo il tour de force di luglio e gli appuntamenti di agosto, ci si ritrova a settembre nei luoghi del cuore con una declinazione tutta nuova, ancora ospiti importanti della scena nazionale con spettacoli in prima assoluta regionale ma soprattutto gli allestimenti in site specific firmati da Il Crogiuolo – centro di intervento teatrale in collaborazione con ASMED Balletto di Sardegna.
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Si comincia il 14 settembre 2025 a Comune di Villanovaforru qui il festival incontra la rassegna “Mestieri, saperi e sapori del passato“, alle 12, nell’area archeologica di Pinn’e maiolu, debutta lo spettacolo “Danza le stelle” un omaggio a Sergio Atzeni con Manuela Ragusa, Alessandro Redegoso ed i danzatori Luca Mameli, Martina Spiga e Lorenzo Gallo.
<<Chiamavamo noi stessi s’ard, che nell’antica lingua significa danzatori delle stelle…. Non lasciavamo altre tracce che i nuraghe, le navi di bronzo di Urel di Mu ei piccoli uomini cornuti, guardiani dell’isola, che molti fecero imitando Mir. Nessuno sapeva leggere e scrivere. Passavamo sulla terra leggera come acqua.>>
Sono le parole di Sergio Atzeni tratte da “Passavamo sulla terra leggeri” ad ispirare e muovere questo lavoro itinerante fatto di quadri dove il canto fa da guida alla narrazione di un tempo che parla del legame tra i Nuragici e le Stelle. La danza con i suoi movimenti curati da Senio Giovanni Barbaro Dattena ci conduce a ritrovare la porta verso le stelle che le antiche popolazioni Sarde hanno lasciato aperta migliaia di anni fa. Una storia scritta nei simboli e nei rituali dove il cielo e la terra sono dei libri aperti che ci raccontano il passato e si fondono con l’uomo. Un simbolo nasconde e narra molte più cose che mille libri di storia.
La sera ore 19, in prima regionale “Il silenzio delle sirene” di e con Isabella Carloni, una produzione rovine circolari.
La performance è frutto di una ricerca artistico-performativo intorno alle suggestioni di un enigmatico racconto di Kafka, dedicato alle Sirene. Nel racconto il geniale autore praghese ipotizza che l’arma più pericolosa delle mitiche figure marine non sia stata il canto, ma il loro silenzio. È proprio con il loro tacere, ci suggerisce Kafka, che esse parlano all’eroe Ulisse di un sapere potente, che va oltre la parola, anche quella del canto: è la dimensione misteriosa e divina da cui l’umano sembra essersi allontanato per sempre per inseguire un progresso e una conoscenza che non accetta limiti. L’intuizione kafkiana sembra alludere a un ridimensionamento della fiducia nel pensiero della tradizione occidentale, per mostrare le prime crepe dell’illuminismo. Il racconto evoca infatti una dimensione antica, misteriosa del sapere, che Ulisse, eroe della conoscenza per antonomasia, sembra avere ormai completamente perduta. Proprio attorno a quel nucleo misterioso si sviluppa la performance Il silenzio delle sirene, per indagare dentro quel silenzio, negli intervalli tra la parola e il canto e lasciar affiorare quella sapienza che abita ancora oggi attorno alla presenza vocale, alla lingua analogica della poesia, ai ritmi del verso. Un sasso lanciato oltre lo struggimento di un mondo scomparso, alla ricerca di un dialogo perduto con l’acqua, con l’aria, di un nuovo rito sonoro che risvegli la nostra percezione disattenta e distratta da tanta sollecitazione visiva. La performance celebra così non solo il mito potente delle sirene – gli uccelli marini che la paura ha trasformato in mostri – ma anche la necessità dell’esperienza estetica e creativa, come esperienza dei corpi e il ruolo dell’arte come un sapere diverso, profondo e giocoso, in cui la comunità può ritrovarsi, dimensione imprescindibile dell’umano nel suo legame con il mondo più vasto che lo accoglie. La performance fa parte del progetto Humanity – l’umano visto dal non umano prodotto da Rovine Circolari.
Il 15 settembre, ancora un doppio appuntamento sempre nell’area archeologica di Pinn’e Maiolu, alle 18.30 debutto per “L’acqua che danza”, con Manuela Ragusa, Gisella Vacca canto e recitazione, Alessandro Redegoso voce narrante e la danza di Lorenzo Maria Gallo, curata per Asmed da Senio Dattena.
Un viaggio che ci conduce alla scoperta della sacralità dell’acqua in Sardegna.
Alle 20 il teatro delle Ariette sarà protagonista di ‘Noi siamo minestrone‘, percorso dedicato a soli 40 spettatori.
Lo spettacolo, di Paola Berselli e Stefano Pasquini, vede in scena gli stessi autori e registi. In uno spazio quadrato, al centro su tavoli bassi, ci sono due pentole e tutto il necessario per fare il minestrone. Attorno, attori e spettatori, seduti sulle sedie. Più che uno spettacolo meglio pensarlo come un incontro, un pezzo di tempo, un’ora di tempo vissuta poeticamente cercando quello che c’è prima delle parole e quello che resta dopo che sono state pronunciate e dimenticate. Un pezzo di vita per tutte le cose da raccontare, sull’amore, sul teatro, sulla forza delle piante e l’energia degli animali, su come sarebbe facile, in fondo, essere felici. In un tempo di guerre, uno spettacolo per raccontare l’amore. Uno spettacolo per ritrovare il senso e il piacere del gioco. Uno spettacolo per immaginare il presente.
Il 23 settembre ci si sposta a Villagrande Strisaili per incontrare le Janas, nella nuova produzione de Il crogiuolo, “Il cibo delle Janas” viaggio immaginario nei miti e nelle leggende della Sardegna, alla scoperta di cibi ed erbe. Allo spettacolo si associa la consultazione del libro dedicato allo stesso tema delle edizioni Abba. La cornice è quella dell’area archeologica di Sa Carcaredda, si inizia alle 18, alle 19 sarà in scena Atir Teatro con Arianna Scommegna e il suo “La Molli. Divertimento alle spalle di Joyce” di Gabriele Vacis e Arianna Scommegna | regia di Gabriele Vacis | con Arianna Scommegna | produzione ATIR.
Sono confidenze sussurrate, confessioni bisbigliate quelle della Molli. Il monologo di Molly Bloom che conclude l’Ulisse di Joyce dal quale Gabriele Vacis – che ne è anche regista – e Arianna Scommegna prendono le mosse, del quale colgono le suggestioni e con il quale continuano a dialogare per tutto lo spettacolo, calando il personaggio in una quotidianità dalle sonorità milanesi e traslando il testo in una trama di riferimenti culturali, storie e canzoni, che hanno il sapore del nostro tempo. Arianna Scommegna è sola sul palcoscenico, seduta al centro della scena; il suo monologo intenso, irrefrenabile, senza punteggiatura, senza fiato, è stretto tra una sedia, un bicchiere poggiato a terra e una manciata di fazzoletti ad assorbire i liquidi tutti, sacri e profani, di un vita di solitudine e insoddisfazione, come una partitura incompiuta. Il fiume di parole è lo stesso flusso di coscienza del personaggio di Joyce che riempie una notte insonne di pensieri e bugie, mentre aspetta il ritorno a casa del marito, Leopold, come la Molli aspetta Poldi. L’attrice, in bilico tra il romanzo e la vita, ripercorre la propria esistenza di poco amore, infinite attese, occasioni mancate, dal primo bacio a un rosario di amanti da sgranare per mettere a tacere il vuoto, dal dolore di un figlio perduto fino a un finale ‘sì’ pronunciato comunque in favore della vita, dell’amore da una donna mai piegata alla rassegnazione. Le note dolenti si stemperano sempre nell’ironia e in una levità che tutto salva; il testo gioca sempre, costantemente, con il doppio registro denunciato fin dal sottotitolo, Divertimento alle spalle di Joyce. Frammenti di vita raccontati in modo ora scanzonato ora disperato, storie di carne e sangue, vita che scorre come lacrime, che si strozza in un grido o si scioglie in una risata.
Appuntamento conclusivo l’11 ottobre con i Tableaux Vivants, un evento particolare, dal vivo, in cui i partecipanti potranno vedere le opere di Caravaggio prendere forma sul palco, davanti ai loro occhi, grazie a degli attori professionisti. L’evento, che si chiama “La Conversione di un Cavallo” renderemo noto a breve il luogo di rappresentazione.
Il crogiuolo
Casa Saddi, Pirri
Per informazioni: tel. 334 8821892
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Direzione artistica Rita Atzeri



