APRILE RESISTENTE
Rassegna di teatro civile
Casa Saddi, Teatro Adriano Cagliari
Selargius, chiesetta San Giuliano
4 – 30 aprile 2026
Oggi più che mai, in un mondo sconquassato dalle guerre e dalla violenza, abbiamo bisogno di impegno per dire NO.
Il teatro lo fa, la rassegna Aprile Resistente torna per dare un’ occasione di riflessione in più. Ricordiamo come è nata la Resistenza, quali i nemici da combattere e celebriamo i valori ed i principi fondamentali della nostra Costituzione, che proprio nella Resistenza affonda le sue radici.
Nove titoli, un evento speciale, spettacoli ospiti in prima assoluta regionale.
Il primo appuntamento a Casa Saddi (via Ettore Fieramosca 17, Pirri) è previsto per il 4 aprile 2026, ore 20.30, con “Il giro del mondo in 5 minuti”, uno spettacolo in prima assoluta regionale, interpretato da Claudio Cremonesi, regia Rita Pelusio, testo edrammaturgia Domenico Ferrari, musiche originali Alessandro Sicardi, disegno luci Simone Pizzi, scene Claudio Cremonesi, con il prezioso contributo di Ciclofficina Fantasma – L.OC.K., produzione PEM Habitat Teatrali
5 minuti e 15 secondi.
È questo il tempo con cui la squadra italiana di ciclismo su pista vinse la finale olimpica di Inseguimento a Squadre alle Olimpiadi di Parigi del 1924.
Tra loro c’era Francesco Zucchetti, nato a Cernusco sul Naviglio ventidue anni prima.
In quella stessa estate, mentre lui e i suoi compagni, trionfavano a Parigi Cernusco e l’Italia intera erano sconvolti dal delitto di Giacomo Matteotti e da una serie di eventi funesti che avrebbero scaraventato il paese nella dittatura fascista.
Ma a Parigi forse non riusciva ad arrivare l’eco lugubre di quei fatti.
Esisteva solo la lotta sportiva di quei ragazzi, contro gli avversari, contro se stessi, contro la sfortuna che si accanì contro di loro durante la gara. Esisteva solo un sogno da conquistare, una passione per cui sacrificare muscoli e fatica.
Francesco vince la medaglia Olimpica ma quando tornò in “patria” trovò una nazione in “surplace”, che forse lui non comprendeva più.
Vogliamo raccontare la Storia di Zucchetti non solo perché è la bella storia di un’impresa sportiva.
Lo sport non è mai solo sport, è un simbolo, racconta del mondo che attraversa, la passione dei suoi campioni come le contraddizioni della società che li acclama.
La sua piccola grande storia di ciclista infatti incrocia e riflette quella di un paese, l’Italia, che dopo quell’estate non sarebbe più stato lo stesso, che non si sarebbe accorto di star scivolando in un incubo lungo vent’anni e che ancora oggi fatica a fare i conti col suo passato.
É la storia della riscoperta di una memoria, sportiva e politica, che noi vogliamo compiere attraverso gli occhi di un meccanico di biciclette, specializzato in ruote.
Una persona autentica che per professione e per passione vuole rimettere a posto le cose, ricostruirle, ricomporle.
In scena c’è un attore-giocoliere. Che diventa artigiano del ricordo, che ha fatto della manualità il suo linguaggio e del corpo la sua voce più sincera.
Mentre racconta, il protagonista costruisce davanti agli occhi del pubblico vere e proprie sculture mobili, architetture effimere fatte di equilibrio e pazienza, come la memoria. Manipola, incastra, solleva, fa girare, fa danzare: riparare è un atto di cura, di precisione.
Il protagonista spinge sui pedali del racconto portando con sé un pezzo d’Italia che, come una bicicletta abbandonata, avrebbe bisogno ancora di qualcuno che sappia rimetterla in strada.
Dedicato a Ermanno Zacchetti che ci ha fatto conoscere questa storia.
Il secondo appuntamento sempre a Casa Saddi è previsto per l’11 aprile 2026, ore 20.30, una chiamata alle arti Contro le guerre imperialiste Attori, attrici, musicisti, cantanti insieme per dire NO alla guerra
Attraverso la condivisione di letture di narrativa e poesia, l’iniziativa intende stimolare il dialogo, la responsabilità culturale e l’impegno concreto contro la guerra.
Promuovere la cultura della pace utilizzando la letteratura, la poesia ed ovviamente la musica ed il teatro, sono un modo per sensibilizzare la cittadinanza su temi fondamentali come la nonviolenza e la fratellanza.
Una riflessione collettiva che ci consenta di riflettere insieme sui conflitti attuali e sulla complessità del mondo, con l’obiettivo di stimolare l’impegno attivo e civile.
Crediamo nella forza della “resistenza culturale” contro la guerra, il nostro intento è inoltre quello di restituire importanza alla parola scritta e letta ad alta voce come strumento di dialogo e di incontro tra le persone.
La maratona si svolge con la lettura condivisa di testi significativi, aperti spesso da brani di autori che hanno dedicato la loro vita alla pace.
Hanno aderito all’invito de Il crogiuolo.
Il 12 aprile 2026, ore 19, Casa Saddi ospita “Alla città morta Cagliari e i bombardamenti del 1943” di Vito Biolchini e Massimiliano Rais.
Nel recital di Vito Biolchini e Massimiliano Rais, interpretato da Mario Faticoni, Rita Atzeri e Gisella Vacca, si ripercorrono i giorni dei bombardamenti su Cagliari ad opera degli Alleati. Sono trascorsi ormai 80 anni da quei tragici eventi che distrussero interamente la città. Il 17 febbraio 1943 l’inizio. Nonostante la massiccia opera di ricostruzione avviata subito dopo la Guerra, ancora oggi possiamo vedere traccia dei tragici eventi. Allo stesso modo, il ricordo delle bombe, degli edifici crollati e delle centinaia di vite perse è ancora vivo e presente nei sopravvissuti, prezioso promemoria per le generazioni successive. Il recital ricorda quei tragici avvenimenti con le parole di scrittori, poeti e soprattutto con quelle dei sopravvissuti.
Si prosegue il 18 aprile 2026, ore 20.30, con FOIBE Storia di un esodo Testo e regia Marta Proietti Orzellacon Marta Proietti Orzella, musiche eseguite dal vivo da Daniele Porta, luci Aldo Sicurella e Claudio Cau, una produzione Teatro Instabile
Quando si parla di Foibe si chiama in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell’arco di un ventennio con l’esasperazione di violenza e lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nei cinque anni della fase più acuta della seconda guerra mondiale. È qui che nascono le radici dell’odio, delle Foibe, dell’esodo…
Questo concerto-narrativo ideato ed interpretato da Marta Proietti Orzella da voce alla struggente vicenda di una piccola esule giuliana cresciuta per 10 anni in un campo profughi laziale e poi approdata in terra sarda, a Fertilia.
Tra eventi storici e testimonianze, questo recital vuole essere un cammino alla riscoperta del nostro recente passato che merita memoria. Ricordare la tragedia e l’assurdità delle guerre oggi è più che mai un’urgenza.
Marta Proietti Orzella attingendo al romanzo Memoria negata – Crescere in un centro raccolta profughi per esuli giuliani di Marisa Brugna ci regala un’intensa interpretazione.
Stati d’animo ed emozioni di una vita “sospesa” insieme alle note di Daniele Porta arrivano dritte al cuore dello spettatore
Ci si sposta all’ Orto Giardino Mariposa de Cardu, a Quartucciu in località Su Idanu, ingresso da via Goffredo Mameli, il 19 aprile 2026, lì alle ore 12, la sezione Pina Brizzi dell’Anpi Quartucciu, proporrà il recital La memoria dei sardi nella Resistenza.
La memoria dei sardi nella Resistenza italiana, spesso vissuta lontano dall’isola, evidenzia un contributo significativo e coraggioso, purtroppo a lungo poco raccontato. Migliaia di militari sardi, dopo l’8 settembre 1943, scelsero la lotta partigiana o subirono la deportazione, con oltre 550 partigiani nel solo Piemonte e alte onorificenze, inclusi i carabinieri romani.
Molti sardi combatterono nelle formazioni del Corpo dei Volontari della Libertà, specialmente nel centro-nord Italia. Esempi includono Giuseppe Serreli (“Uta”) in Liguria e numerosi carabinieri operanti a Roma.
La Sardegna ha pagato un alto tributo con oltre 13.800 caduti in totale, inclusi i martiri delle Fosse Ardeatine come Gavino De Lunas, Candido Manca e Gerardo Sergi.
Molti carabinieri sardi sfuggirono alla deportazione nazista e si unirono al Fronte di Resistenza Carabinieri, tra cui Claudio Perra, Mario Cruccu, Salvatore Meloni ed Enrico Zuddas.
Molti sardi vissero la tragica esperienza dei lager, come Vittorio Palmas (“Cazzai”) di Perdasdefogu, sopravvissuto a Bergen-Belsen.
Molti partigiani sardi tornati a casa non raccontarono la loro esperienza, rendendo cruciale la recente ricerca storica (come quella dellì Issasco) per ricostruire le loro vicende.
Il recital vuole essere un omaggio a loro con uno sguardo particolare alle testimonianze relative alle vicende di alcuni quartucciai.
Si ritorna a Casa Saddi, il 25 aprile 2026, ore 20, con Marzabotto (basato su testimonianze documentali e popolari) testo di Carlo Lucarelli e Matteo Belli
musiche Paolo Vivaldi, diretto e interpretato da Matteo Belli, aiuto regia Katia Pietrobelli, scena, luci e fonica Luigi Sermann, collaborazione ai costumi Ileana Colognesi, produzione Associazione Ca Rossa.
Una delle più terribili stragi della seconda guerra mondiale e dell’intero Novecento viene riletta alla luce del destino storico che l’evento ha subito dopo la fine del conflitto, in un iter giudiziario che pare abbia voluto “insabbiare” l’indagine, nel rispetto di nuovi equilibri geopolitici che l’Europa andava maturando dalla ricostruzione in poi.
In un armadio, nascosto con le ante contro il muro, in fondo a un corridoio della Procura militare di Roma, è rimasto nascosto, fino al 1994, il fascicolo 1976. Seguendo le tracce di questo documento la narrazione procede nel racconto del massacro compiuto da più formazioni tedesche, che alla fine di settembre del 1944 trucidarono, nei dintorni di Marzabotto, circa ottocento civili, ma prosegue anche in una storia di silenzi e omissioni processuali che giunge sino ai giorni nostri e testimonia, ancora una volta, come il ruolo della memoria sia forse uno dei pochi strumenti che permette di dare voce a chi voce non ce l’ha e di trasmetterne il senso del sacrificio alle nuove generazioni e a quelle che verranno.
La scrittura esperta di un “giallista-detective” come Carlo Lucarelli e l’attorialità di Matteo Belli s’incontrano in una prova difficile ma appassionata che si propone di unire il rigore della ricerca, la qualità drammaturgica e una chiave d’interpretazione scenica mai dimentica del ruolo creativo di un Teatro di narrazione che non sia solo nozionistico, bensì anche rivelatorio di significati inediti, iscritti in filigrana nei codici della realtà e che solo il linguaggio artistico è capace di rendere leggibili ai sensi dello spettatore.
Si prosegue a Casa Saddi, il 26 aprile 2026, ore 19 con Joyce, un ritratto
scritti di Joyce Lussu, interpretati da Rita Atzeri e Chiara Vittone all’Arpa
L’ironica e spregiudicata autobiografia di una donna irriducibile. Dalla Firenze degli anni Venti alla Heidelberg di Jaspers, dalla clandestinità alla guerra antifascista, dall’incontro con il grande patriota Emilio Lussu ai viaggi alla ricerca di poeti da tradurre, da Giustizia e Libertà al ’68, dalle lotte femministe a quelle del popolo curdo e infine a quelle ambientaliste. La storia di una donna che non voleva essere considerata speciale, ma ha anticipato ogni tempo. La storia di una donna che con parole semplici, sincere, spesso forti e disarmanti, fa riflettere su questioni pubbliche e private, sulla guerra, la politica, la religione, su realtà importanti e profonde come il rapporto uomo-donna e il rapporto genitori-figli. La storia di “una donna per” ovvero “costruttiva, generosa, capace di vedere il lato positivo e le possibilità della vita”
Il Teatro Adriano, di via Sassari, a Cagliari, vedrà in scena il 28 aprile 2026, ore 20.30, lo spettacolo “22_CORTOCIRCUITO OLIVETTI”, ispirato all’attualità di Adriano Olivetti, ideazione Isabella Carloni, scrittura di scena e regia Isabella Carloni e Andrea Fazzini, con Meri Bracalente, Isabella Carloni, Antonio Lovascio, Marco Vergati, disegno luci Andrea Fazzini, ricerca sonora Paolo Bragaglia, costumi Stefania Cempini, produzione Rovine Circolari, in collaborazione con Teatro Rebis, AMAT e Comune di Osimo
22_Cortocircuito Olivetti è ispirato alla figura di Adriano Olivetti, al suo pensiero visionario e alla sua sorprendente attualità, a un’idea diversa di sviluppo per il nostro presente, ai legami necessari tra economia e vita, tra cultura e sviluppo, tra tecnologia e poesia.
Il lavoro nasce da una lunga ricerca drammaturgica e dall’incontro e dalla frequentazione con il mondo produttivo, nella convinzione che il suo confronto con i territori dell’arte possa essere non solo profondo e proficuo, ma necessario. Adriano Olivetti lo aveva intuito e praticato molto tempo fa. Molti altri e altre nel tempo hanno esplorato vie analoghe, tra cui Simon Weil, Maria Montessori, Joyce Lussu, Danilo Dolci: viaggiatori su strade impervie e mai schematiche, anticipatori di quella necessità di incroci che è del nostro tempo. Un tempo ibrido dove il pensiero olivettiano è di casa: esso si muove infatti agilmente dentro la complessità, alla ricerca di un equilibrio tra mani e pensiero, tra cuore e necessità, tra bellezza e tecnologia, nella costante ricerca di un bene comune.
Il numero 22 del titolo – in omaggio alla macchina da scrivere Olivetti, la mitica Lettera 22 – si è rivelato una preziosa traccia drammaturgica. Le 21 lettere dell’alfabeto italiano + il grafema misterioso – che per noi è infinito (un otto sdraiato) – hanno guidato infatti fin dall’inizio la nostra ricerca: una sottotraccia alfabetica che tesse un percorso dove le trame del passato – quello di Olivetti ma anche della nostra cultura occidentale – smagliano, per accogliere i nostri bisogni presenti.
Infine a Selargius, la Chiesetta di San Giuliano di via San Nicolò ospita il 30 aprile 2026, ore 20, “ARIA DI LIBERTÀ settembre ‘43 / aprile ‘45” di e con Giancarlo Biffi luci e fonica Emiliano Biffi , suono Matteo Sanna, regia e musiche originali Mauro Mou, produzione Cada Die Teatro
Un omaggio alla generazione che, uscita dalla dittatura, ha saputo edificare uno Stato repubblicano e democratico senza aver mai abitato le piazze della democrazia.
Una generazione che ci ha lasciato un mondo migliore di come l’aveva trovato.
Dalla dittatura alla sovranità popolare, dall’oppressione alla libertà!
Vite parallele di una giovane donna e di un giovane uomo destinate a confluire l’una nell’altra.
Lei, Elie, è una staffetta partigiana, testimone della battaglia lungo il fiume Adda di fine aprile del 1945.
Lui, Lucio, un militare dell’aeronautica, dato per disperso dal settembre del 1943 e internato per due anni nei lager nazisti.
Lei, un attivista cattolica, aderente alla Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi.
Lui, un militante comunista, fedele al Partito di Palmiro Togliatti.
Poi la vita giocherà loro un bel grande scherzo: i due giovani s’incontreranno, si innamoreranno e si sposeranno. E sceglieranno come giorno per la loro unione la data del 2 giugno: la Festa della Repubblica.
Un percorso di vita, di famiglie operaie, attraversato da dolori, gioie, perdite e nascite.
È la storia di padri, madri, figlie e figli, ritrovati e dispersi, che si muovono tra le pieghe di un secolo che ancora ci parla.
Il ‘900, con i suoi ideali e le sue contraddizioni.
Le sconfitte e le vittorie di chi ha sempre creduto che un altro mondo fosse possibile.
Piccole storie nobili di donne e uomini che, posti di fronte ai terribili sobbalzi della Storia, scelgono di non cessare mai di essere umani.
Storie di una giovane donna e di un giovane uomo che, con i loro sacrifici, atti e speranze, hanno reso possibile che io sia quello che oggi sono.
Aprile Resistente promuove in collaborazione a Fiab Cagliari e Donne in Bici e Micromobilità il 19 APRILE 2026, con ritrovo ore 9, in piazza Gramsci a Cagliari
BICICLETTE PARTIGIANE, una pedalata per le vie dedicate alla Resistenza
a Cagliari, Quartu Sant’Elana, Monserrato, Selargius, Quartucciu.
Durante il percorso verranno letti dei brani tratti da “La bicicletta nella Resistenza” scritto da Franco Giannantoni e Ibio Paolucci, Edizioni Unicopli, 2016. Un libretto piccolo e importante che mette in luce il fondamentale ruolo che ha avuto la bicicletta durante la Resistenza, riconoscendone la funzione politica compiuta nel facilitare i partigiani a prestare la propria azione nella lotta di Liberazione.
Nonostante il tentativo da parte dei nazifascisti di proibire l’utilizzo della bicicletta in funzione anti partigiana, quel divieto non venne mai rispettato, soprattutto nelle grandi città come Milano e Torino dove la gran parte degli operai si muovevano in bicicletta, e non potevano dunque essere fermati per non interrompere la produzione industriale riconvertita in bellica.
Per le staffette la bicicletta era il mezzo prezioso e perfetto che consentiva loro di camuffarsi da comuni cittadini e cittadine, di muoversi velocemente sul territorio, di compiere azioni militanti e di scappare.
Consapevoli dei rischi che correvano, trasportavano con la bicicletta armi, esplosivi, cibo e vestiti e consegnavano coraggiosamente stampa clandestina, messaggi preziosissimi e documenti utili alla lotta, mettendosi in grave pericolo di vita.
Il crogiuolo
Casa Saddi, Pirri
Per informazioni: tel. 334 8821892
info@ilcrogiuolo.eu
ilcrogiuolo@gmail.com
Direzione artistica Rita Atzeri



