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Cagliari, 5 / 19 giugno 2010 - Teatro Civico di Castello - orari 10 / 13 e 17 / 20 1960 – 2010, due date che segnano i 50 anni di carriera teatrale di Mario Faticoni, Il crogiuolo, li festeggia con una serie di iniziative dislocate nel corso dell'anno: la prima è la Mostra Fotografica “50 ANNI DI TEATRO IN SARDEGNA nell'esperienza di Mario Faticoni” visibile dal 5 al 19 giugno 2010, ore 10/13 e 17/20, presso il Teatro Civico in Castello di Cagliari, con ingresso libero. L'inaugurazione è prevista per sabato 5 giugno 2010 alle ore 18. L'iniziativa è promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari.
LA MOSTRA La mostra fotografica “50 ANNI DI TEATRO IN SARDEGNA nell'esperienza di Mario Faticoni” si compone di circa 35 immagini di grande formato, realizzate dai fotografi: Andrea Nissardi, Mario Garbati, Ernesto Frau, Debora Locci, Daniela Zedda, Francesco Fadda, Valeria Floris, Michela Atzeni, Andrea Porcu, Francesca Floris. Il percorso espositivo, che si snoda nei diversi ambienti del Teatro Civico in Castello, grazie ai grandi formati e alla scelta di foto storiche, favorisce il coinvolgimento emozionale del visitatore. La mostra è curata da Rita Atzeri, Andrea Portas e Mario Faticoni.
SCONFITTE E VITTORIE Non era il teatro la vocazione, né Sardegna la terra ideale. Ma, irresoluto e fragile, senza teatro, nella terra idealizzata, lassù, mi sarei perso. Teatro e Sardegna, invece, pur dannandomi, m'hanno temprato e realizzato, lavoratore e uomo. Un teatro perdente. Avevamo lavorato, almeno io, per la creazione di una società teatrale, articolazione sapiente di formazione, dibattito critico-culturale, committenza di teatri e circuiti, al servizio di una produzione di cultura e qualità. Ci hanno dato, o abbiamo accettato, per lo più solo produzione per l'intrattenimento.
Tre esperienze mi hanno visto in prima linea. Poco dopo, tutto fu teatro in Sardegna.
1959. Il Cut, a parte la rilevanza pubblica, ha significato la saldatura degli slanci veementi dell'adolescenza con i sentimenti “eroici” dei personaggi interpretati: fragili eroi soccombenti che mi tirerò dietro per tutta la carriera: dopo gli Hugo, i Biff e i Mairbanks, Maurizio, il Poeta, l'Alfiere, Augusto, Wladimiro. Teatro di formazione, tempra di una vocazione, purtuttavia.
1968. Teatro di Sardegna ha significato l'uso spavaldo e vincente di un mestiere imparato con miracoloso autodidattismo; partecipazione, sul ponte di comando, ad una leggendaria esperienza, con bandiera Su connottu, sconfitta nella successiva stagione del disimpegno e del mercato, affossata da politici, intellettuali, giornalisti, e dalla pavidità degli stessi protagonisti. Si tornò – e siamo all'oggi - alla monocultura del teatro d'importazione dei primi anni '70, che avevamo ricacciato indietro in anni di lotta: ” seminato in mare”.
1982. Il crogiuolo: prima, orgogliosa rivincita su uno scacco politico e umano, la prova, a me stesso, che valevo io e valevano le mie idee; poi, un modello, l'Arco casa del teatro; cultura in orizzontale; significatività non noiosa degli spettacoli. Prime nazionali (“ Pronto Milano? Qui Stampace”), didattica, talenti emergenti e gruppi all'esordio, spirito d'intervento, la gloria dei paesi, e Santagata e Morganti, Moscato, Manfredini, Paiato...
Tra le invenzioni di spettacoli, Omobono e gli incendiari, Gli occhi tristi di Guglielmo Tell, Quelli dalle labbra bianche, Risveglio di primavera, La serra, Tragoidia; e le sperimentali del cuore, nello stile del montaggio-adattamento di testi altrui: poeti e narratori sardi, Brecht, Faust da Goethe e Marlowe, il dopoguerra da critica e canzoni, il Gaber politico.
Nell'albo delle interpretazioni, Storia dello zoo, Dattilografi, Notte, Suono di pietra, Woyzeck, Girotondo, Dialogo, Sculacciando la cameriera, Tragoidia da Dettori, L'estasi di Augusto Angst, Scommiato, Io Feuerbach, Dolce incanto, Aspettando Godot, Blood boom break, Gaber.
Geloso di solitudine ma mai solo. Primi nomi alla mente, Giovanni Sanna, Corrado Gai, Anna Laura Pau, Lello Giua, Tiziana Dattena, Betty Oro, Vito Biolchini, Marco Fresi, Rita Atzeri; Gianni Esposito, Marco Parodi, Rino Sudano, Carla Chiarelli, Bruno Venturi, Francesco Origo, Andrea Dosio, Tino Petilli, Salvatore Spano, Gisella Vacca.
Ad essi, in rappresentanza delle centinaia di altri, il mio ringraziamento. |