Perversa vitalità nel dopoguerra italiano di e con Mario Faticoni alla fisarmonica Antonello Carta scene e costumi Marco Nateri direzione musicale Giuseppe Baldino nuova produzione Il Crogiuolo
Blood Boom Break fonde, nella sinteticità di uno spettacolo, i temi trattati con maggiore ampiezza nel triennale progetto La mutazione che lo contiene, temi che sono altrettante stazioni del viaggio nel dopoguerra italiano che Il crogiuolo intraprende: la civiltà contadina, il fascismo e la guerra, l’antifascismo e la Resistenza, la nascita e i primi anni della Repubblica democratica, il malessere conseguente al miracolo economico, gli scenari apocalittici dell’oggi, di cui il personaggio testimone cerca le tracce originarie. I sentimenti di un popolo che trova nella sofferenza della guerra il coraggio della speranza e vede poi svanire il sogno di una rigenerazione nazionale sono raccontati nelle pagine di scrittori spesso trascurati, appartenenti alla ristretta schiera di quelli che hanno rivolto lo sguardo al proprio paese, tra le maglie dell’egemonia culturale americana e sovietica. Lo spettacolo non ambisce naturalmente ad avere pretese scientifiche o di completezza d’indagine. Frutto di una sensibilità interpretativa individuale desidera solo stimolare una riflessione su una storia che ci appartiene, sull’origine storica del nostro malessere, su un sogno svanito. Compagni di questo viaggio sono alcuni ispiratori inconsapevoli, sociologi della letteratura come Goffredo Fofi e Alfonso Berardinelli. Gli snodi dello sviluppo drammaturgico sono poi affidati alle pagine di Carlo Emilio Gadda, Luigi Meneghello, Carlo Levi, Luigi Pintor, Pier Paolo Pasolini, Luciano Bianciardi e, per la voce dell’oggi, di Franco Fortini, Giovanni Dettori, Piergiorgio Bellocchio e Alberto Arbasino. Mi sono compagni anche alcuni “pezzi” tratti da spettacoli del nostro repertorio: Tragoidia (Dettori), Alla città morta (Pintor) e Una volta per sempre (Fortini). Il pezzo su Gadda lo devo alla scelta di Elio Arthemalle e Vito Biolchini per Lettere italiane. Mario Faticoni
Il percorso musicale che accompagna e punteggia il testo di Blood Boom Break - perversa vitalità nel dopoguerra italiano tenta di conservare la pluralità e la varietà di registro stilistico dei tanti autori ai quali un solo personaggio in scena alternativamente dà voce, esibendo un io multiforme e cangiante; così l’evocazione del paese, della civiltà contadina (L. Meneghello) fa affiorare un antico ballo di montagna emiliano, le corrosive ed alate pagine gaddiane dedicate alla psicopatìa del fascismo si alternano a brevi strofette satiriche che ne parafrasano gli inni, l’euforia ludica e vitale dei “piccoli maestri” viene introdotta dal tono epico, dalla smagliante, sfrontata durezza della voce di Giovanna Daffini, e così via. I documenti folclorici si alternano ai temi dello “swing” italiano diffuso dai microfoni dell’EIAR, dai canti della resistenza alle musiche degli alleati, la canzone nata dall’incontro tra poeti e compositori alla fine degli anni ‘50 trova spazio tra frammenti di musica “colta” novecentesca, cascami da “cafè chantant”, nuovi peccaminosi esotismi musicali che accompagnano gli anni del boom. Il ricorso evocativo ed icastico alle fonti sonore d’epoca trova poi un complemento nella presenza in scena di un unico strumento, la fisarmonica: è noto come essa si è trovata, nel corso degli ultimi decenni, ad essere dapprima emarginata dalla musica “seria” perchè poco nobile, dalla musica leggera come qualcosa di ammuffito, per poi venire, più di recente, utilizzata a più riprese, ma a fini prevalentemente coloristici, come pura spezia. Il suo solitario utilizzo, lungi dal celebrare operazioni nostalgiche, è giustificato dall’ampia e variegata presenza della fisarmonica nel periodo storico che si cerca - senza pretese di completezza e continuità - di rappresentare, ed intende coniugare le molte anime dello strumento (quella popolare, diatonica; quella filojazzistica, dei primi radiogrammofoni; quella pseudocolta, spesso kitsch, delle trascrizioni celebri; quella cromatica ed astratta dei nuovi linguaggi), facendole specularmente corrispondere alla grande varietà di testi, descrizioni storiche, situazioni sceniche proposti della voce recitante. Giuseppe Baldino
Mario Faticoni attore, autore, cantante e regista La sua identità di attore-cantante si intreccia con quella di fondatore e conduttore in prima persona di formazioni teatrali, dall’esperienza universitaria dei primi anni a Teatro di Sardegna (1968) fino all’attuale Il crogiuolo (1982). E’ stato anche docente di ruolo d’Arte scenica presso il Conservatorio musicale di Cagliari e giornalista professionista a Tuttoquotidiano. È autore di Teatro contemporaneo in Sardegna, AM/D Cagliari. Regista in Borgo estatico da Il giorno del giudizio di Satta e in Gene mangia gene con Rita Atzeri. Come attore, tra le numerose produzioni cui ha partecipato nei diversi ambiti dello spettacolo, si ricordano gli spettacoli di teatro contemporaneo I dattilografi di Shisgal regista Marco Parodi; La serra di Pinter, prima nazionale, con Luca Coppola e Carla Chiarelli; Io, Feuerbach di Dorst, con Francesco Origo; Aspettando Godot regista Andrea Dosio con Tino Petilli e Gianni Esposito; Tragoidia per voce sola da Dettori con Bruno Venturi; la ricerca su canto e teatro musicale con Brecht - Weill, Gaber, il melodramma (Dolce Incanto con Gisella Vacca, Nel furor delle tempeste omaggio a Bellini), la romanza da salotto, la canzone italiana anni ’20 - ’50 (Lasciami cantare una canzone con Eloisa Deriu e Tore Spano). Voce recitante per l’Ente Lirico; annunciatore, attore, allestitore Rai; conduttore di manifestazioni, attore in produzioni cinematografiche e televisive.
Giuseppe Baldino filosofo pedagogo e musicista Giuseppe Baldino è nato a Sassari il 20 settembre del 1956; ha studiato chitarra classica con Vittorio Marrosu; si è laureato in Filosofia con una tesi sull’estetica musicale di Giuseppe Tartini. Dal 1984 lavora come insegnante di Filosofia e Pedagogia nella scuola secondaria superiore. Ha lavorato come consulente musicale presso la sede RAI di Cagliari e collaborato con vari gruppi teatrali e musicali, dedicandosi alla riproposta e rielaborazione del repertorio folclorico strumentale italiano. Negli ultimi anni ha guidato la formazione del Grupo Verlano, partecipando al festival Time in Jazz di Berchidda ed alla rassegna Jazz d’Autore di San Teodoro nel 2004. Avviato lo studio della chitarra portoghese, ha collaborato con il duo Atzinganos per due produzioni de Il crogiuolo: Fado (2002) e Anema e Core - copielle napolitane (2004).
Antonello Carta musicista e compositore Diplomato in pianoforte al conservatorio di Cagliari, può vantare numerosi riconoscimenti di prestigio nell’ambito di concorsi pianistici. Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento tra i quali quello presso l’Accademia Chigiana di Siena. Ha avuto modo di partecipare ad importanti concerti con pianisti di fama internazionale come Sergio Perticaroli ed Alexander Hintchev. Fin da giovanissimo si è appassionato allo studio della fisarmonica applicata alla musica popolare sarda ed attualmente svolge uno studio di trascrizione dei balli tradizionali sardi.
DOCUMENTI
> quaderno de Il crogiuolo/11 > locandina dello spettacolo > galleria immagini
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